Il Semantic Web si candida ad essere una architettura universale dello scambio di informazione e conoscenza. Questa enorme struttura dovràorganizzarsi in maniera complessa. Quali scelte abbiamo a disposizione quali scenari si imporranno quali saranno vantaggiosi? Tutte queste domande sono di grande importanza. È banale osservare che questo tipo di organizzazione non saràstabilita in modo 'autoritario' ma si costruirànel tempo in base alla evoluzione che il Web avràspontameamente. La gerarchia della semantica dovràtenere conto di questo fatto. Ogni applicazzione ogni intenzione di scopo applicata ad un dominio utilizzeràuna sua propria ontologia. Nasce quindi la difficoltàdi collegare fra loro le varie ontologie conciliando le diverse semantiche utilizzate. L'operazione di collegare ontologie che definiscono stessi oggetti con una semantica differente è chiamata Mapping. Una posizione ingenua potrebbe pensare di risolvere il problema attraverso la definizione di una Ontologia Globale questa soluzione richiederebbe un unico mapping: ogni diverso schema dovrebbe mapparsi all'ontologia globale che funzionerebbe così come una lingua universale traduzione universale dei vari linguaggi usati. Questo tipo di soluzione si baserebbe su transazioni di comunicazione punto a punto e comporterebbe un accordo totale ad ogni livello del significato della semantica usata. Ovviamente questa visione è improponibile. L'accordo su tutto non è pensabile e qualora fosse anche raggiunto sarebbe incapace di dare risposta a quei naturali mutamenti del dominio descritto che inevitabilmente sorgono nel tempo. La via che si seguiràsaràperciò diversa. L'idea diffusa è quella che si lavoreràsu una architettura federativa. Per capire come pssa funzionare una organizzazione federativa dobbiamo focalizzare alcuni punti. Dobbiamo chiederci: 1. Che tipo di mapping realizzeremo 2. Che tipo di transazioni 3. Che accordo deve esserci a priori (standard) Il mapping potràessere di due tipi automatico o manuale. Osservando lo scenario attuale con realismo possiamo dire che la soluzione che dovrebbe diffondersi mischieràqueste due alternative. In una prima fase dei tool leggeranno grosse quantitàdi dati e realizzeranno dei cluster un esperto poi dovràvalidare le scelte dei tool. Per quanto riguarda le transizioni sono possibili due strade. Il problema è quando sceglere come mappare le diverse ontologie che definiscono i dati d'interscambio. Il servizio che si occuperàdelle transizioni potrebbe conoscere a priori come mapparle oppure potrebbe calcolarlo al momento. Conoscere a priori quali ontologie usare è un vantaggio per la computazione. Tuttavia permettere di eseguire dei calcoli al momento lascai spazio a computazioni sfumate. Cioè alla capacitàdi riportare ad una stessa struttura strutture non idendice ma che presentano un sufficiente grado di vicinanza.